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  • Alla costante ricerca del "vero amore" che non vuol dire necessariamente una persona fisica, ma l'amore vero, naturale che gli altri chiamano più banalmente passione.
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Life isn't about waiting for the storm to pass,it's about learning to dance in the rain.

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23 giugno 2012 6 23 /06 /giugno /2012 20:53

In effetti l'avevo promesso che avrei fatto un post a parte in merito all'argomento che per un paio di mesi mi ha tenuta lontana dal blog. Non che ora sia molto più presente... ma anche questo verrà spiegato più avanti. Il post a cui faccio riferimento è quello intitolato viaggio della speranza. Ebbene si mio papà è stato sottoposto a un delicato intervento, che io avevo ribattezzato intervento kamikaze per la complessità del paziente. Aveva un tumore maligno al polmone che gli concedeva dai sei mesi a un anno di vita. Così il mio eroe silenzioso ha preso tutto il suo coraggio e ha deciso di tentare la sorte con l'unica possibilità che gli si concedeva: l'intervento. Teoricamente dovevano asportare l'intero polmone, ma sono riusciti ad asportare solo il lobo inferiore sinistro più una piccola parte del superiore dove c'era una lesione periferica sospetta. Il tutto è iniziato a luglio dello scorso anno, nel mentre ci sono stati esami a non finire, un numero quasi eccessivo di lastre e broncoscopie, un intervento di disocclusione per poi affidarci ad un altra struttura ospedaliera specializzata in questo tipo di interventi su pazienti con altre patologie. Mio papà è cardiopatico e oltre a questo ha altre piccole magagne tipiche di una persona anziana. Così il 16 aprile abbiamo preso armi e bagagli e siamo andati nella città di Romeo e Giulietta. I dottori ci avevano spiegato chiaramente che il rischio non era l'intervento in se ma le eventuali complicazioni che potevano presentarsi nel post operatoria. L'intervento è andato bene, ma poi qualcosa è andato storto. E' successo credo l'unica cosa a cui non avevamo pensato. Un blocco dell'intestino, "ileo paralitico" lo ha chiamato la dottoressa. Questo associato a una serie di sfortunati eventi ha fatto si che mio papà si soffocasse con il suo stesso vomito. Ora prendiamo una persona appena operata ai polmoni con del reflusso nei polmoni... secondo voi cosa succede? Ve lo dico io il disastro. Quello stesso giorno è stato operato all'intenstino per capire il problema del blocco e successivamente è finito in terapia intensiva. Il cuore stava cedendo, i polmoni era stati infettati, l'intestino bloccato, i reni bloccati, intubato per aiutalo a respirare ma allo stesso tempo quell'aiuto metteva a rischio la sutura. Il quadro generale era a dir poco drastico. Abbiamo capito che era finita quando il dottore ci ha chiesto se credevano in Dio e io in quel momento di smarrimento ho fatto cenno con la mano, circa. Al che mi ha risposto se credevo nelle buona sorte. Ho risposto di si. Mi ha consigliato di invocarla. Loro stavano facendo tutto il possibile dal punto di vista chimico per sostenerlo ma ora il destino di mio papà era nelle sue mani. Ci sono volute due settimane per farlo uscire dalla terapia intensiva. Settimane nelle quali ci trascinavamo due volte al giorno in ospedale per vederlo e parlare con i medici. Percorre il viale verso l'ospedale era diventata una vera via crucis. Regnava il silenzio perché sia io che mia mamma non sapevamo cosa ci avrebbe aspettato quel giorno. Attraversando la hall ci mancava quasi il respiro. Le lunghe attese in sala d'aspetto erano snervanti. Nonostante gli orari prestabiliti in terapia intensiva si entrava solo quando la situazione era stabile e i pazienti erano a posto. Se c'era anche solo un piccolo problema bisognava aspettare. Non erano mai puntali e in quelle mezze ore o a volte ore che stavi li seduto in sala d'attesa ti chiedevi se l'urgenza del momento era  "il tuo".  Poi entravi e lo vedevi li, sedato, intubato, con una decina di flebo collegate. Sono momenti che nessuno dovrebbe affrontare. Ogni giorno chiedevamo notizie ai medici, c'erano piccoli impercettibili miglioramenti ma nulla che desse speranze di sopravvivere. Lentamente molto lentamente ha iniziato a migliorare. Dopo due settimane ha lasciato la terapia intensiva. Dopo 50 giorni l'ospedale. Ora è a casa, con molta, ma molta calma sta cercando di recuperare le forze. Oggi alla luce di come sono andate le cose, riesco a trovare il coraggio di raccontarle. Ma i due mesi che ho vissuto accanto a lui per tutto il tempo mi hanno decisamente cambiata, straziata, dilaniata. Non sto esagerando, ho capito che per quanto sia la vita, per quanto ci sia stato del tempo ad abituarsi all'idea di perdere un genitore, non si è mai pronti e sopratutto non si è pronti a vederlo lottare per restare con te. Sono innumerevoli e private le cose che si pensano in momenti come quelli e cercherò di farne tesoro, soprattutto quando il lavoro mi sommergerà o quando i capi pretenderenno anche il secondo rene perché il primo era per scontato che glielo davo. Respirerò a fondo perché so che le cose brutte e le cose importanti della vita sono altre.

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commenti

Emanuela 06/24/2012 07:21

Ciao!
Capisco perfettamente quello che state vivendo tu e la tua famiglia: ammiro la lucidità con cui sei riuscita a descrivere tutto. Auguro a voi tutti e al tuo papà in particolare ogni bene. Un
abbraccio gigante

Alicante 06/26/2012 11:04



La lucidità c'è ora che il peggio è passato... prima non sarei riuscita a scrivere una parola.